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lunedì 13 aprile 2015

15 aprile 1884 L’interdetto al Cimitero



15 aprile 1884
L’interdetto al Cimitero


Nella lunga serie dei Vescovi di Lipari si trovano alcuni personaggi estremamente impopolari, specie quando con decisioni o provvedimenti discutibili o addirittura errati fecero sentire la loro voce, che fu messa rapidamente a tacere, come nel caso dell’intervento di Mons. Mariano Palermo (vescovo di Lipari  tra il 1881 ed il 1888) il quale protestò a tutto fiato e fulminò interdetto sul Camposanto e sulla Chiesa dei Cappuccini di Lipari perché secondo lui era stata violata la sacralità di quel Cimitero per essere stata ivi tumulata la salma di una giovane signora inglese, protestante, deceduta a Vulcano il qualche giorno prima Costance Emily Daughter, sposata ad A. E. Narlian (ingegnere e direttore dei lavori dell’industria estrattiva dello zolfo a Vulcano di proprietà degli Stevenson).

Il sindaco di Lipari Emanuele Rossi (18 aprile 1824, 27 maggio 1890, primo cittadino dal maggio 1882 al settembre 1885) non tenne in alcun conto il disumano divieto del vescovo Mons. Palermo e senza discutere ordinò che quella sepoltura non venisse rimossa.
La decisione del Vescovo, come nei precedenti casi, provocò a Lipari violente polemiche e divisioni all’interno della comunità, tuttavia, in questo caso, la bilancia pendeva tutta dalla parte dell’Amministrazione Comunale alla luce della rigida ed intransigente posizione del prelato.

L’interdetto sulla Chiesa e sul Cimitero di Lipari incredibile a dirsi durò dal 15 aprile 1884 al 24 aprile 1888, con tutte le conseguenze che ne derivarono. Nell’interdetto tra l’altro si legge:
i parenti di chi morrà nel bacio del Signore, potranno, se loro piace, ordinare il funerale per il defunto in altra chiesa, facendo ivi, se credono, trasportare il cadavere, il quale dopo la messa di requie sarebbe riportato all’ultima dimora destinata da questo Municipio.
Dalla Chiesa, ove si è celebrato il funerale, sino al già Camposanto il cadavere non sarà accompagnato da alcun sacerdote.
I morti, che direttamente dalla loro abitazione saranno trasportati al cimitero, potranno, a richiesta dei parenti, essere accompagnati dai Sacri Ministri, ma questi si ritireranno appena giunti ad una manchevole distanza dal detto Cimitero.
I Reverendi Sacerdoti, siano Secolari o Regolari, i quali contravverranno a questa Nostra Ordinazione, oltre alle pene fulminate dai Sacri Canoni in simili casi, resteranno “ipso facto” sospesi “a divinis” per quel tempo che Noi crederemo opportuno.”

Si attese la partenza dell’insensibile vescovo Palermo per “sanare” la questione.
Il 24 maggio 1888, il vicario generale della Diocesi, Tommaso Paino, pubblicava la riconciliazione del Cimitero:
Il nostro eccellentissimo Amministratore Apostolico, Mons. Mariano Palermo, già Vescovo di Lipari, era ora di Piazza Armerina, annuendo alle nostre insistenze e da noi informato che già nel Camposanto con apposita cancellata di  ferro e ingresso dalla parte di tramontata si è già segregato il sepolcro della detta Mrs. Narlian, comprendendosi oltre  due cuccette superiori ed una inferiore della detta Narlian, oltre ad una zona di terreno da servire per le urne e il terreno segregato ove seppellire gli acattolici, con Decreto del 18 corr, degnavasi ritirare l’interdetto dal Camposanto, e con questo il precetto sotto pena di sospensione a divinis ai Sacerdoti di accompagnare i cadaveri nei suoi limiti, di celebrare i funerali e i Sacri Riti nella Chiesa dei Padri Cappuccini..

Il sindaco Emanuele Rossi chiuse la propria esperienza di primo cittadino il 28 settembre 1885. In consiglio comunale presentarono le dimissioni il Sindaco e l’intera Giunta Municipale. Le motivazioni: “Il governo non avendo voluto accordare, per le nostre Isole i provvedimenti sanitari atti a scongiurare l’invasione colerica, giustamente chiesti replicatamente.” Il consiglio accolse le dimissioni del Sindaco e riconfermò l’intera Giunta. Erano assessori, Giuseppe La Rosa, Gaetano De Pasquale, Ferdinando Paino, Ambrogio Picone, Giuseppe Palamara. La Giunta venne presieduta dall’assessore anziano, Giuseppe La Rosa.
Emanuele Rossi muore a Lipari il 27 maggio 1890. Il consiglio Comunale si riunì il 31 maggio 1890 per onorare la memoria dell’ex sindaco. Il presidente presenta al consiglio la deliberazione d’urgenza della Giunta Municipale, nella quale la detta Giunta ha deliberato che i funerali al compianto cittadino Emanuele Rossi si fossero fatti a cura e spese del Municipio. Il consigliere Maggiore Ferdinando chiesta la parola, commemora le virtù del defunto sig. Rossi, cittadino probo, mente elevata, carattere integro, ottimo amministratore e di cui il Paese ne piange la perdita. Ricorda lo zelo e l’abnegazione del sig. Rossi nell’epoca in cui copriva la carica di Sindaco di questo Comune e quanto egli ha lavorato per il miglioramento delle condizioni del Municipio. Benedice la memoria dell’estinto di cui Lipari ha fatto una irreparabile perdita.  Diversi gli interventi successivi ma tutti dello stesso tenore.
 



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