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venerdì 18 ottobre 2013

Ancora sull’imposta di sbarco: Imbruglia, Giacomantonio e Sidoti ed … il Consiglio di Stato




venerdì, 18 ottobre 2013

Stefano Imbruglia
“Continuiamo cosi a farci del male!” commenterebbe Michele Apicella dopo aver letto la precisazione del Portavoce del Sindaco a proposito del ticket di sbarco. Francamente,  non capisco cosa vieti al Comune di Lipari -  visto che già  nel suo regolamento istitutivo dell’imposta di sbarco parla di “Compagnie di navigazione” –ad estenderlo, oltre che ai barconi,  alle navi da crociera? Non sono anche le navi da crociera compagnie di navigazione ( turistica) , così come i barconi?
Mi sfuggono, inoltre,  quali sarebbero  i maggiori servizi dei quali usufruirebbero  i turisti dei barconi rispetto a quelli delle navi da crociera.
Visto che il dottor Giacomantonio  cita  sentenze del Tar del 2003 ecc, mi permetto di segnalare che nella documentazione aggiornata e disponibile sul sito della Camera dei Deputati ( troverete nella parte riguardante la tassa di sbarco in fondo all’intervento) ,  nella parte dedicata alle esenzioni  parla solamente di  “soggetti residenti nel comune , dai lavoratori (intendendosi persone che si recano nell’isola per motivi di lavoro), dagli studenti pendolari (cioè studenti non residenti che si recano nell’isola per motivi di studio), dai componenti dei nuclei familiari dei soggetti che risultino aver pagato l'imposta municipale propria (IMU) e che sono parificati ai residenti (cioè dai possessori di seconde case presenti sull’isola e relativo nucleo familiare)” e  non  fa menzione alcuna ai visitatori che sbarcano dalle navi da crociera. 
Sulla molto presunta capacità di spesa dei crocieristi, possiamo tranquillamente affermare che questa supposizione poteva valere negli anni 80. Negli ultimi decenni, anche grazie a campagne di marketing aggressive sul fronte dei prezzi, le compagnie di navigazione turistica hanno  ampliato il target di riferimento ;  ne è conseguito che allargando il bacino di utenze, le crociere sono diventate un fenomeno di massa ( è possibile che anche”  l’esperto” Assessore al Turismo possa confermare ) , perdendo il carattere elitario dei primi anni .  Sulla ( presunta)  maggiore capacità di spesa dei croceristi rispetto ai “barconisti” , basterebbe farsi  due chiacchiere con imprenditori del settore turistico per rendersi conto che trattasi di leggenda. 

L’unica cosa che emerge dalla precisazione  è un’ Amministrazione indolente e priva di immaginazione, Una giunta   che preferisce la via più facile (tassare gli imprenditori locali) e  rinunciare  ad un incasso rilevante che richiede lavoro e fantasia.
Dal sito della Camera dei Deputati
Imposta di sbarco
L’articolo 4, comma 2-bis, del decreto-legge n. 16 del 2012, aggiungendo il comma 3-bis all’articolo 4 del D.Lgs. n. 23 del 2011 (federalismo municipale) consente ai comuni delle isole minori, ovvero a quelli nel cui territorio insistono isole minori, di istituire, in alternativa all’imposta di soggiorno, un’imposta di sbarco, destinata a finanziare interventi in materia di turismo, di fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali e dei servizi pubblici locali. Essa si applica nella misura massima di 1,50 euro ed è riscossa dalle compagnie di navigazione che forniscono collegamenti marittimi di linea unitamente al prezzo del biglietto. L'imposta non è dovuta:
  • dai soggetti residenti nel comune;
  • dai lavoratori (intendendosi persone che si recano nell’isola per motivi di lavoro);
  • dagli studenti pendolari (cioè studenti non residenti che si recano nell’isola per motivi di studio);
  • dai componenti dei nuclei familiari dei soggetti che risultino aver pagato l'imposta municipale propria (IMU) e che sono parificati ai residenti (cioè dai possessori di seconde case presenti sull’isola e relativo nucleo familiare).
La disposizione precisa inoltre che la compagnia di navigazione è responsabile del pagamento dell'imposta, con diritto di rivalsa sui soggetti passivi, della presentazione della dichiarazione e degli ulteriori adempimenti previsti dalla legge e dal regolamento comunale. In caso di omessa o infedele presentazione della dichiarazione da parte del responsabile d'imposta (compagnia di navigazione) si applica la sanzione amministrativa dal 100 al 200 per cento dell'importo dovuto. In caso di omesso o parziale versamento dell'imposta si applica la sanzione amministrativa pari al 30 per cento di ogni importo non versato (art. 13, D.Lgs. n. 471/1997). Per i versamenti effettuati con un ritardo non superiore a 15 giorni, la suddetta sanzione, oltre alle riduzioni previste in caso di ravvedimento ai sensi dell’articolo 13 del D.Lgs. n. 472 del 1997, è ulteriormente ridotta ad un importo pari ad un quindicesimo per ciascun giorno di ritardo. I comuni possono prevedere nel proprio regolamento modalità applicative del tributo, nonché eventuali esenzioni e riduzioni per particolari fattispecie o per determinati periodi di tempo.

Risponde Michele Giacomantonio*

Quando non si ha l’umiltà di riconoscere di avere preso un abbaglio si reagisce insultando l’interlocutore. Sinceramente è un modo di discutere che detesto e per questo sono stato incerto se ribattere.
E’ vero che nella mia nota c’erano due refusi e si citava un articolo di Italia oggi del 19.04.2013 scrivendo per errore 2003 e si cita il TAR di Catania mentre si trattava del TAR Toscana, ma se si avesse avuto la curiosità e l’attenzione di leggere il contenuto della sentenza del TAT Toscana ci si sarebbe accorti di due cose:
1.   che la data del 2003 non poteva che essere 2013 e che il TAR di Catania era il Tar Toscana;
2.   che la sentenza riguardava proprio l’articolo che Imbruglia cita avendolo ricavato dal sito della Camera dei deputati dove si parla solo ed esplicitamente di “compagnie di navigazione che forniscono collegamenti marittimi di linea”.
Proprio per far fronte a questa sentenza ed evitare che possa essere messa in discussione anche l’applicazione ai barconi “questa Amministrazione indolente e priva di immaginazione” si è mossa a livello di governo nazionale e regionale spiegando l’esigenza che si vada oltre le compagnie di navigazione che forniscono collegamenti marittimi di linea e si riconoscano esplicitamente almeno i cosiddetti barconi. Qualche notizia a questo proposito dovrebbe giungere proprio in questi giorni.
Forse il signor Imbruglia non sa quanto sia pesante per una amministrazione vedersi respingere dal TAR una norma di questo tipo ed essere chiamato a rimborsare quanto riscosso aggravato da interessi e spese. Cosa che sta avvenendo, si informi, in molte isole e zone costiere d’ Italia.
* portavoce sindaco comune di Lipari
-controrisposta di Angelo Sidoti
Caro portavoce, sul tema imposta di sbarco le rappresento due casistiche: Comune di Lipari Art. 2 soggetti di imposta 1. l'imposta di sbarco é l'alternativa alla tassa di soggiorno ed é istituita in attuazione delle disposizioni di cui all'art.4, comma 3 bis, del Dgls 23/2011 come modificato ed integrato dalla legge n.44 del 26/04/2012 di conversione del DL n.16/2012. 2.l'imposta é corrisposta da ogni persona fisica che, per giungere nell'isola di Lipari, Vulcano, Stromboli, Panarea, Filicudi ed Alicudi, utilizzi i traghetti o altri mezzi delle Compagnie di navigazione che forniscono collegamenti marittimi di linea.Altro Comune Art. 2 soggetti di imposta 1. l'imposta di sbarco é l'alternativa alla tassa di soggiorno ed é istituita in attuazione delle disposizioni di cui all'art.4, comma 3 bis, del Dgls 23/2011 come modificato ed integrato dalla legge n.44 del 26/04/2012 di conversione del DL n.16/2012.2.l'imposta é corrisposta da ogni persona fisica, salvo le esenzioni previste al successivo art.5, che arrivi nell'Isola di omissis utilizzando qualsiasi tipo di mezzo di trasporto e qualsiasi vettore sia esso pubblico che privato. Apparentemente eguali nel testo ma fondamentalmente diversi non trova? Chissà se in quest'altro Comune hanno risolto il problema dei barconi e mordi e fuggi. Buon lavoro


… il Consiglio di Stato
Avevo già scritto la risposta ad Imbruglia quando ho trovato l’articolo di “Italia oggi” con la Sentenza del Consiglio di stato (che comunque avevo allegato al file) che chiude inesorabilmente la vicenda rispetto al D. L. n.16/ 2012 con risvolti economici pesanti per i Comuni che hanno adottato la seconda versione, quella che Sidoti sembra preferire. Per questo il Comune di Lipari invece di fare giochetti di prestigio ha preferito chiedere una modifica dell’imposta di sbarco citando esplicitamente i barconi e chiedendo per i loro clienti una tassa di sbarco più alta visto l’impatto notevole che hanno sui rifiuti dei luoghi che visitano.
 



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